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Guardiamo gli altri

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Oggi voglio discutere di una questione che mi sta particolarmente a cuore: la pressione che ci mettiamo da soli quando guardiamo gli altri.

la mia domanda per voi, oggi è: perché si sente il bisogno di osservare gli altri per competere? 

Nella mia ricerca della libertà, ammetto che all’inizio anche io mi trovavo spesso a guardare le azioni degli altri per capire il loro comportamento, cosa proponeva, cosa dicevano. Ma questo non portava alcuna unicità alla mia comunicazione. Mi sentivo come intrappolata in un’area grigia e informe. Tutti si guardavano a vicenda e tutti si assomigliavano, l’unica cosa che si differenziava era il livello di invidia verso chi riusciva effettivamente a staccarsi da questo circolo vizioso. 

E così ho deciso di allontanarmi anche io, perché osservare gli altri era diventata un’attività nociva. E ho cambiato atteggiamento. Ora c’è ancora l’osservazione ma dal punto di vista antropologico, per studiare le emozioni e le reazioni delle persone. 

La libertà che ne deriva, è immensa. 

 

Quindi perché è così naturale guardare gli altri? Credo sia un’educazione sbagliata che riceviamo fin da giovanissimi.
C’è chi fa meglio, chi è migliore, chi è più creativo, più strategico, più analitico, più competitivo, più inflessibile con sé stesso, più determinato, più libero di sperimentare. C’è sempre qualcuno che è “più” di noi in qualcosa. 

Ma lo stesso vale anche per noi. In questo preciso momento c’è qualcuno che pensa le stesse cose di noi. Per qualcuno siamo più creativi, più empatici, più liberi. E…cosa che provoca tanto stupore..c’è qualcuno che ci segue perché siamo semplicemente più felici. 


E quello che voglio dire a tutte queste persone è che la felicità è raggiungibile, è per tutti. Non è un’esperienza elitaria, né una presenza costante nella vita di ognuno di noi. Va e viene, ma sta a noi cercare di creare il nostro ambiente ideale per poter essere sereni. 

Il fatto stesso di inseguire la felicità credo sia nocivo, perché si insegue qualcosa di intangibile. Bisogna anche essere in grado di accettare tutte le altre emozioni per apprezzare le piccole cose, ma…se si cerca la felicità ossessionando sulla vita degli altri, non credo che sarà mai facile raggiungerla perché sarà sempre avvelenata dall’invidia e dall’insoddisfazione.
Dopotutto, se si crea un ambiente ideale sulla base di quello che fanno gli altri, questo luogo fisico e mentale non sarà mai veramente nostro, no? 

E quindi il consiglio che mi sento di dare a voi, magiche vocine irrequiete, è di agire per creare il vostro posto – unicamente vostro – e che possa permettervi di vivere la vita che vorreste avere. 

Non quella degli altri, né la fama, la presunta gloria o la frizzantezza di chi guardate solo sui social, ma pensate a voi, a ciò che vi rilassa, che vi soddisfa, che racchiude i vostri valori e date forma alla vostra vita. Fate in modo che succeda… o forse è meglio in inglese: make it happen. 

Pubblicato da Seconda Colazione

Scrivo cose, ne leggo altre, sogno di spendere tutti i miei soldi su Amazon e di vivere tra immensi scaffali di libri. Ho sempre fame e non sopravvivo senza la seconda colazione o un buon libro

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